La Via Francigena da Proceno la Porta del Lazio a Montefiascone

Le nuvole, ancora gonfie d’acqua sopra la mia testa, stanno lì come segno di una bufera passata da poco, ma dietro s’intravedono già i raggi del sole che illumineranno questo mio racconto sulla Via Francigena, da Proceno a Montefiascone.

 

Parto da Proceno, da poco diventato “la Porta del Lazio”, una metamorfosi che si è potuta realizzare grazie all’interessamento della comunità locale e dell’associazione “Via Francigena in Tuscia”, che ha inserito il nuovo tracciato nella mappatura creando una variante meno impervia della precedente, promuovendo più miratamente il territorio. L’interesse non si è fatto attendere e le presenze-passaggio, sia a piedi sia in bici, hanno raggiunto dati impensabili per il piccolo borgo che si è dovuto riorganizzare per assicurare un’accoglienza ad hoc per i nuovi pellegrini.

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La metafora della Porta che racchiude il movimento, l’oltrepassare di un punto, mi ha dato l’occasione di iniziare questo cammino. Mio compagno di viaggio è Roberto, che mi accompagna in questo primissimo tratto dalla Porta del Lazio a Proceno; pochi chilometri di strada dove l’ondulazione delle colline della Val D’Orcia si offre all’occhio del camminante. Raggiungiamo Proceno, dove Roberto, insieme alla moglie Antonietta e a Silvia e Marco gestisce un bar nella piazzetta del Comune, dal nome “Il Ristoro”.

 

Una breve pausa e poi giù verso Acquapendente. Scendo la collina e arrivo nella Valle del Paglia, il fiume affluente del Tevere che nasce alle pendici del Monte Amiata e che costeggia in questo tratto la Via Francigena. I raggi del sole si riflettono sull’acqua che scorre lenta, e producono un leggero e gradevole sussurro che mi accompagna fino a Porta della Ripa, l’accesso ad Acquapendente.

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La cittadina è in equilibrio artistico permanente tra la storia e il presente, dove il chiostro di San Francesco, la Pinacoteca, il Museo si sovrappongono al linguaggio moderno dei vari artisti europei che hanno lavorato ai murales installati in vari punti di Acquapendente. Il borgo custodisce anche la Cripta del Santo Sepolcro, che si presenta al pellegrino solenne e spoglia nel suo rigore. Le sue ventiquattro colone sorreggono la storia di questo luogo unico della Tuscia, dove si trova la copia più antica al mondo del sepolcro di Gesù – tant’è che Acquapendente è chiamata la Gerusalemme d’Europa.

 

Continuo il mio cammino verso la strada che mi condurrà a San Lorenzo Nuovo. Forse questo breve tratto è quello un po’ più prosaico dell’intero cammino, in quanto il sentiero costeggia prima un’area industriale-artigiana e poi una zona ad alta produzione agricola di legumi, tuberi, frumento e cerali; spesso si trovano trattori che passano o sostano direttamente in loco. Ma come detto il passo è breve e mi ritrovo in Piazza Europa a regalarmi una breve pausa in uno dei caffè che danno lustro a questa piazza ottagonale, vanto architettonico del piccolo borgo dell’alta Tuscia. Qui trovo mio fratello Vincenzo e l’amico Angelo, con i quali proseguirò verso Bolsena.

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Appena lasciate le ultime case di San Lorenzo Nuovo lo scenario cambia, con una vista panoramica sul bacino del Lago di Bolsena. Il sentiero si snoda tra boschi, uliveti e vigne, un vero giardino di colori e profumi che ci accompagnerà fino a Bolsena. Il borgo vecchio arroccato sotto le torri della Rocca Monaldeschi della Cervara, testimonianza feudale della forza delle famiglie nel territorio, ora racchiude un interessante Museo Territoriale del Lago di Bolsena con una ricca sezione archeologica e un acquario. Attraversando il borgo, con le sue caratteristiche trattorie, enoteche e botteghe di artigiani si giunge nel piazzale della Basilica di Santa Cristina, tappa obbligatoria per i pellegrini. La Basilica custodisce dalla fine del III sec. la tomba di Santa Cristina, la giovane martire, diventata simbolo di Bolsena, vittima della persecuzione dell’imperatore Diocleziano. Si possono ammirare anche i resti dell’altare del Miracolo Eucaristico, avvenuto nel 1263, e che fu tra le cause dell’istituzione della festa del Corpus Domini. Segni di storia fondamentali per il cammino del pellegrino verso Roma. Così ristorati, usciamo dal borgo e notiamo dei pannelli e un totem che rappresentano in modo stilizzato il nostro percorso.

 

La salita si fa subito sentire verso Montefiascone, ma il panorama ci ripaga della fatica. Il basolato della vecchia Cassia romana è incastonato tra antichi uliveti e vigneti che fanno parte della zona dove si produce il famoso Est! Est!! Est!!!. E questo ci conduce ad uno dei monumenti più suggestivi che si trovano sulla via Francigena, la Basilica di San Flaviano, scrigno architettonico medievale dove sono preservate le spoglie del vescovo Johannes Defuk, anch’esso in viaggio verso Roma, dove non arrivò mai perché morì per il troppo Est! bevuto. Attraversando il centro di Montefiascone giungiamo fino alla Rocca dei Papi e saliamo fin in cima alla Torre del Pellegrino, il punto più alto, dove ci accoglie un panorama meraviglioso, da dove si può vedere da una parte il mar Tirreno fino all’Argentario e dall’altra le montagne innevate dell’Appennino Centrale, il tutto da sotto la maestosa cupola della Basilica di Santa Margherita, uno spettacolo unico.

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Il mio breve racconto termina qui. Abbiamo camminato insieme in questo primo tratto di circa 44 chilometri della Via Francigena che entra nella Tuscia da Proceno a Montefiascone e ci invita in questa terra Etrusca, terra Antica, terra Unica. La Tuscia è così: semplice, stupisce sempre mai un territorio uguale all’altro, un bel vedere per gli occhi e una ricchezza per l’anima.

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