Bagnaia Viterbo 16 gennaio 2026 – Mentre aspettiamo l’accensione, parlo con un ragazzo del comitato. Mi svela il segreto che si cela dietro quella montagna di legna: “Questa festa è autofinanziata. Ognuno di noi paga una quota annuale e partecipa ai turni di raccolta. Iniziamo a febbraio per l’anno successivo”. È un rito collettivo che non conosce riposo: ogni fine settimana, i ragazzi del Comitato rinunciano al tempo libero per andare sul Monte della Palanzana. E come vuole la tradizione, all’ora di pranzo arrivano le ragazze con il cibo pronto: “Il piatto forte? Gli stracci bagnaioli!”, aggiunge con orgoglio. È questa coesione a fare la differenza. In un mondo che spesso ricorda la Torre di Babele — dove la comunicazione si rompe e l’unità si perde — Bagnaia risponde con una passione che fa invidia. Qui la tradizione è un’identità viva, non un obbligo.
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