L’Universo di Marco Cannavò: Da Cronista a Maestro del Fumetto internazionale

Ho avuto il privilegio di incontrare Marco Cannavò nella sua affascinante “bottega Aenigma Civita” in Corso Mazzini, nel suggestivo centro di Bagnoregio. Entrando in questo spazio unico, si viene immediatamente trasportati all’interno dei mondi che Marco, uno dei più significativi sceneggiatori di fumetti nel nostro paese, ha saputo concepire.
Marco Cannavò, nato nel 1974, è un artista dalla versatilità notevole, capace di muoversi con agilità tra generi diversi come l’horror, il fantasy, l’erotico e il fantascientifico. La sua carriera è un percorso affascinante, iniziato come cronista prima di approdare, con dedizione e passione, al mondo della nona arte. Ha stretto importanti collaborazioni con artisti di fama internazionale, tra cui spicca il sodalizio artistico con il maestro del bianco e nero Corrado Roi e con il mitico Paolo Eleuteri Serpieri, uno degli ultimi grandi maestri italiani conosciuti in tutto il mondo.

 

Cannavò e Roi, negli ultimi quattro anni, hanno realizzato acclamati adattamenti sulla collana “Classici Horror” per l’editore Lo Scarabeo, come: “Dracula – L’Ordine del Drago”, “Jekyll & Hyde – Il Bianco e il Nero”, il fumetto dedicato a “Frankenstein – Nel Nome del Padre” e l’antologica “Edgar Allan Poe – Cinque passi nell’incubo.”

Cannavò è anche lo scrittore della trilogia reboot di DRUUNA, la mitica eroina, che si muove in un futuro distopico, creata da Paolo Eleuteri Serpieri esattamente quarant’anni fa e che ancora vende numeri importanti in tutto il globo.

Sia la collana “Classici Horror” che le nuove avventure di Druuna sono progetti editoriali concepiti in Italia per poi essere tradotti in sei lingue ed esportati all’estero attraverso editori importanti. Anche il mondo delle serie televisive è incuriosito da queste storie concepite e narrate da Cannavò.

 

«Da piccolo, ad Orvieto Scalo, – mi racconta con il bicchiere in mano e sorseggiando l’Elisir del Templare – il mio posto preferito era l’edicola di Papini. In quel luogo magico, posizionato sull’incrocio del semaforo giallo, mio nonno mi comprava le buste sorpresa e dentro ci trovavo diversi fumetti. Dopo anni di albi di Zagor, Braccio di Ferro, Soldino e Topolino, nel 1987 spuntava un fumetto mai visto né sentito: DYLAN DOG n°4 – Il Fantasma di Anna Never, testi di Tiziano Sclavi e disegni di Corrado Roi, con cui ho realizzato le mie più belle sceneggiature e da allora questi due immensi artisti sono nella mia top ten degli autori di fumetti preferiti.

Alle scuole elementari ero molto bravo in disegno e in Italiano e, secondo il mio insegnante (Maestro Chiari), ero portato per questo lavoro, che oggi svolgo. Inoltre ho sempre avuto la necessità di raccontare, di dare vita a tutti gli universi contenuti nel mio cervello. Io non ero tanto convinto perché vivere di fumetto da adulto mi imbarazzava e quindi ho mantenuto la passione accesa, ma mi sono dedicato ad altro. Dopo essermi laureato ho esercitato la professione di giornalista e grafico pubblicitario, pubblicando part-time delle storie a fumetti indipendenti, senza grandi pretese.

Solo di recente ho preso consapevolezza che potevo fare qualcosa di importante, grazie anche alla frequentazione della Biblioteca delle Nuvole di Perugia, l’unica biblioteca comunale italiana di soli fumetti. Studiando i grandi maestri sotto la tutela di Claudio Ferracci (amico e fondatore della biblioteca), ho trovato la mia strada definitiva.»

 

Scusa Marco mi dici come nasce questo Elisir che stiamo bevendo!  «Essendo un tipo curioso a caccia di nuovi stimoli, mi sono buttato nella produzione dell’Ippocrasso, un antico infuso medievale a base di vino aromatizzato. La ricetta originale, risalente al 1300, è stata recuperata da un mio amico su di un antico Erbario, acquistato al mercatino delle pulci di Pissignano. Sulle logore pagine del manoscritto, la Tuscia viene menzionata come il luogo di origine dell’ELISIR DEL TEMPLARE. A margine degli ingredienti, viene raccontata l’affascinante leggenda del templare e della ninfa del lago di Bolsena. Per me è stato un impulso irrefrenabile, un vero e proprio desiderio, vedere questo Ippocrasso finalmente realizzato. Mi sono quindi rivolto alla prestigiosa distilleria Numa di Tarquinia, che ha condiviso con entusiasmo il progetto.» 

La Tuscia è un territorio che si offre ai visitatori come una scoperta continua. Come spesso sottolineo, questo territorio merita di essere esplorata a fondo per la ricchezza inestimabile dei suoi luoghi, la profondità della sua storia millenaria e l’effervescenza degli artisti che, come Marco Cannavò, ne animano il tessuto culturale. La sua identità unica si manifesta con discrezione tra i vicoli dei paesi medievali, le rovine etrusche e le numerose iniziative culturali locali. L’autenticità del paesaggio e delle persone offre un’esperienza profonda e stratificata a chiunque decida di immergersi nella sua atmosfera. Ogni angolo, ogni iniziativa artistica e ogni scorcio contribuiscono a un patrimonio culturale vivo, pulsante e lontano dalle logiche del turismo di massa. La Tuscia si conferma una destinazione di fascino discreto e autentica vitalità artistica.

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