Bolsena si anima: fede antica e tradizione viva si incontrano per la festa di Santa Cristina. La voce dei protagonisti. Santa Cristina patrona della Tuscia.

Per due giorni, il 23 e il 24 luglio, la storica cittadina di Bolsena trascende la sua pittoresca cornice sulle rive del Lago di Bolsena per immergersi in una vibrante celebrazione secolare in onore della sua amata patrona, Santa Cristina. Questa festa annuale, una potente testimonianza di fede, comunità e arte drammatica, trascina i visitatori in una profonda esperienza spirituale e culturale, ancorata ai “Misteri”, una serie di toccanti quadri viventi che raffigurano la straordinaria vita e il martirio della santa

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Il significato di Santa Cristina si estende ben oltre i confini di Bolsena; è una figura unica, venerata in tutte le tradizioni cattolica, ortodossa e anglicana. Questa universalità, unita allo storico legame di Bolsena con il Miracolo Eucaristico del 1263, ha portato molti a proclamarla “la città più cristiana del territorio “, con Santa Cristina acclamata come “la Santa della Tuscia”.

La festa commemora la straziante storia di Cristina, una giovane ragazza martirizzata all’inizio del IV secolo durante la persecuzione dei cristiani sotto l’imperatore Diocleziano. Figlia di Urbano, comandante delle milizie imperiali di Bolsena, Cristina era destinata a una vita da sacerdotessa pagana. Tuttavia, a soli undici anni, imprigionata dal padre con dodici ancelle pagane, fu istruita da un angelo e si dichiarò cristiana. Con aria di sfida, si rifiutò di adorare gli idoli, rompendoli e donandone l’oro e l’argento ai poveri – un atto che diede inizio a una serie di brutali persecuzioni, vividamente rievocate nei “Misteri”.

Un viaggio attraverso la fede e il sacrificio

La festa si svolge in due serate, trasformando le piazze della città in suggestivi palcoscenici:

23 luglio – La Processione serale: al calare del tramonto, la venerata statua di Santa Cristina emerge dalla Basilica a lei dedicata. Incontra subito il primo affresco, intitolato “I Pettini” . Il corteo si snoda poi attraverso il cuore di Bolsena, fermandosi in Piazza Matteotti per “La Caldaia” , in Piazza San Rocco per “Il Carcere” e in Piazza San Giovanni per “Il Lago” , che raffigura le varie torture subite da Cristina. Il percorso culmina drammaticamente in Piazza Monaldeschi, sotto la torre del castello, con “I Diavoli” . Questo affresco unico è l’unico in movimento, con una splendida cascata di luce dalla torre che illumina la figura della giovane Cristina. L’immagine sacra trova poi riposo nella Chiesa Parrocchiale del Santissimo Salvatore nel quartiere Castello.

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24 luglio – Il ritorno della festa: il giorno della festa di Santa Cristina, la processione inverte il suo percorso. Partendo da Piazza Monaldeschi con la rappresentazione teatrale “Il Battesimo” , scende in Piazza San Giovanni per l’intrigante “I Serpenti” . Piazza San Rocco ospita il “Taglio della Lingua” , seguito dalle “Frecce” in Piazza Matteotti, preludio alla toccante “La Morte” finale in Piazza Santa Cristina. Qui, tra gli scroscianti applausi della vasta folla, la statua viene solennemente riportata in basilica, concludendo lo spettacolo durato due giorni.

Il battito del cuore di Bolsena: voci di devozione

Oltre allo spettacolo, la vera essenza della festa di Santa Cristina risiede nella dedizione incrollabile e nella profonda fede della comunità bolsenese. Centinaia di volontari, dai bambini agli anziani, si impegnano con tutto il cuore per rendere i “Misteri” una realtà. Circa 300 persone partecipano attivamente sul palco, mentre altrettante si dedicano alla logistica e alla costruzione delle scenografie.

“Fin da bambino correvo sul palco di Piazza Matteotti per partecipare ai Misteri”, ricorda Andrea Di Sorte, sindaco di Bolsena , con la voce roca per l’emozione. “Anche ora, da sindaco, assistere da bordo campo è incredibilmente emozionante. L’anno scorso, quando la santa è uscita dalla basilica, ho pianto. Quando si apre il sipario, si pensa alla fatica, al sacrificio che c’è dietro questo spettacolo unico e irripetibile. Le nostre rappresentazioni sono a volte considerate mero folklore, una parola spesso abusata in senso negativo. Ma il folklore è fondamentale per la tradizione cristiana; è un’ancora ai principi fondamentali che il cristianesimo offre. Cristina, anche dopo millenni, è ancora una grande “influenza” per la nostra comunità, e queste due giornate ne sono una testimonianza potente.”

Il profondo legame personale risuona attraverso le generazioni. Riccardo Sarchioni , membro dell’Associazione Misteri di Santa Cristina e direttore di scena in Piazza Matteotti, racconta i suoi 45 anni di coinvolgimento. “Sono salito sul palco per la prima volta a otto anni e da allora non sono più sceso”, dice, momentaneamente sopraffatto. “I Misteri ci ricordano cosa può trasmettere la fede. Ricordo la mia prima esperienza, una scena con un vero fuoco ed il palco s’incediò e mio padre mi gettò letteralmente tra la folla in attesa per salvarmi. Da quel giorno, la sicurezza è sempre stata fondamentale”.

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Nello storico quartiere di San Rocco, Marzia Pozzi sottolinea lo spirito comunitario. “Per noi del gruppo di San Rocco è un momento di aggregazione e di fede. Siamo un gruppo consolidato, che fa questo da molti anni. I ragazzi di oggi erano bambini solo pochi anni fa, e sono ancora qui, a rappresentare questa storia”. La pensa allo stesso modo Giuseppe Di Sorte, fotografo che documenta la festa da trent’anni. “I bambini sono la nostra forza”, dice commosso. “Sono loro che cresceranno e porteranno avanti questa tradizione”. Interviene, Andrea Di Sorte, sindaco di Bolsena, con aneddoto legato al fotografo.” Quando erravano ragazzi non si aspettava altro che Giuseppe mettesse le fotografie dei Misteri nella bacheca fuori il negozio, era un’attesa palpitante nel rivederci.”

Andrea Basili in Piazza San Giovanni sottolinea il potere unificante della fede. “Tutti quelli che vedete sul palco sono animati dalla fede in Santa Cristina; io non conosco altro. È il collante della nostra città. Sono due giorni di lavoro intensi e siamo tutti qui, impegnati a offrire la migliore rappresentazione possibile”. Accanto a lui, Eugenio Marchiò, che ha preso le redini organizzative del gruppo pur non essendo di Bolsena, condivide un legame emotivo profondo. “Mi sono affezionato profondamente a questa Santa e mi sono affidato a lei in alcune circostanze personali”, confessa con la voce rotta.

Nel punto più alto del percorso, il sestiere di Castello, Maria Pace Guidotti, direttrice artistica de “I Diavoli”, ne descrive la magia. “Qui tutti gli ‘attori’ diventano protagonisti, non solo della scena centrale, di grande impatto, ma anche del suggestivo finale con la cascata di luce che illumina Santa Cristina sotto la torre del castello”.

Ritornando sul sagrato della Basilica, Massimo Lolli offre una riflessione semplice ma profonda: “Fede e devozione, senza dubbio. Quando tutto sarà finito e tutto sarà andato bene, il mio pensiero va a lei, che ci ha guidato sulla giusta strada”.

Anche un incontro casuale rivela le radici profonde della festa. Pina, una donna vivace che si avvicina ai 90 anni, originaria di Catania ma bolsenese d’adozione, riflette sulla sua vita tra il silenzioso fermento e la folla. Emiliano Stella, attuale presidente della Pro Loco, riassume sinteticamente il sentimento comune: “Siamo cresciuti con l’amore per Santa Cristina, senza distinzioni e attraverso le generazioni. Tutto questo amore si esprime in questi due giorni di festa, dove ognuno di noi dà il massimo senza riserve”.

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Un punto culminante degno di nota è la crescente presenza femminile in ruoli tradizionalmente maschili. Franca, che festeggia il suo 78° compleanno il 24 luglio, porta sulle spalle Santa Cristina da trent’anni. “Sono stata la prima donna a entrare a far parte di questo gruppo”, afferma con orgoglio. “Da allora si sono unite altre due amiche, ma il mio desiderio è che l’anno prossimo ci siano almeno otto donne a portare sulle spalle la donna più importante per la nostra comunità”.

La devozione di Bolsena per Santa Cristina favorisce anche i collegamenti internazionali: la città è gemellata con Sepino in Molise, in Italia, e Lloret de Mar in Catalogna, in Spagna, entrambi luoghi in cui la santa è venerata.

Mentre risuona l’applauso finale e Santa Cristina viene riportata alla sua basilica, trasportata da un gruppo eterogeneo di uomini e donne, la profonda emozione e lo spirito comunitario lasciano un segno indelebile. La festa di Santa Cristina non è solo una rievocazione storica; è una testimonianza viva e palpitante di una fede incrollabile, di un sacrificio condiviso e dei forti legami che uniscono una comunità attorno alla sua amata patrona.

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