Il vino come visione del mondo: a Bolsena la “Metafisica del Territorio” di Aiello e Giardina. Nella prestigiosa Sala dei Cesari di Palazzo Cozza Caposavi.

Il vino come visione del mondo: a Bolsena la “Metafisica del Territorio” di Aiello e Giardina. Nella prestigiosa Sala dei Cesari di Palazzo Cozza Caposavi, un incontro interdisciplinare tra filosofia, design e archeologia per riscoprire il valore sacro dei luoghi.

BOLSENA – «Il vino non è una bevanda, ma un mondo di valori». Con questa dichiarazione programmatica si è aperta, nella splendida cornice di Palazzo Cozza Caposavi, la presentazione del saggio “Terroir. Metafisica del territorio (e del vino)”, scritto a quattro mani da Cristian Aiello e Antonella Giardina (Pungitopo Editrice).

Davanti a una sala gremita, il padrone di casa Francesco Cozza Caposavi ha introdotto gli autori e moderato un parterre di ospiti illustri. Tra i saluti istituzionali sono intervenuti Sandro Pappalardo (Presidente ITA Airways), l’On. Luca Sbardella, la Vicepresidente del Parlamento Europeo Antonella Sberna, il Consigliere Regionale Daniele Sabatini, il Consigliere Nazzareno Neri (Presidente Commissione erosione e protezione civile) e l’Avv. Giovanni Bartoletti dell’Associazione “La Spinosa”.

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Due sguardi complementari sul territorio

Il saggio nasce dall’incontro tra due percorsi accademici e professionali d’eccellenza. Antonella Giardina (Patti, 1967), filosofa-designer residente a Milano, è docente di Semiotica dell’Arte e Metodologia della Ricerca presso lo IED di Milano. Già autrice de Il marchio demiurgo (Lupetti, 2011) e della trilogia Vinology (Rizzoli, 2016), Giardina ha dedicato la sua carriera a favorire il dialogo tra filosofia e design, insegnando in prestigiosi atenei come il Politecnico di Milano, la Bicocca e lo IULM.

Al suo fianco, Cristian Aiello (Patti, 1987), archeologo e commudesigner di base a Roma. Esperto in curatela di eventi culturali con un’ottica strategica che unisce marketing e beni culturali, Aiello è dottorando in Museologia presso la Pontificia Università Gregoriana e collabora con lo staff di direzione di Ales spa (Ministero della Cultura). Entrambi siciliani d’origine, i due autori hanno saputo fondere le proprie competenze in un’opera che intreccia archeologia, antropologia e design della comunicazione.

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Oltre il calice: il Terroir come identità

Il cuore dell’incontro è stata la ridefinizione del concetto di terroir. Non più solo un termine tecnico legato alla viticoltura, ma una “parola parlante” che intreccia identità e tempo. Per gli autori, il terroir è un modello teorico: così come un grande vino è il risultato della sapienza umana che incontra il suolo e il clima, allo stesso modo le nostre città sono il frutto di un “terroir culturale” che va compreso nell’atto del suo “venir detto”.

«La metafisica del territorio – è stato sottolineato durante l’intervento – non è una fuga dalla realtà, ma un modo per rileggere i luoghi come un grembo materno che orienta ogni creazione artistica». In quest’ottica, il territorio smette di essere una semplice porzione di terra confinata per diventare la “casa di tutti i viventi”, un luogo sacro di cui riappropriarsi attraverso la memoria storica.

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Un approccio interdisciplinare

Il volume propone una nuova “cultura del progetto” dove il tempo che passa non è un passato da dimenticare, ma un valore fondante. L’evento si è concluso con un vin d’honneur, un momento di convivialità dove i temi trattati hanno trovato espressione sensoriale grazie ai vini messi a disposizione dall’On. Sbardella. Un omaggio a quel legame indissolubile tra terra e cielo che continua a definire chi siamo.

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