Ci sono storie che non si possono raccontare a parole, ma solo attraverso la luce, i volti e i dettagli. Per me, uomo e fotografo, il 14 maggio non è semplicemente una data sul calendario: è l’appuntamento con l’anima di Marta. Sono oltre trent’anni che seguo la Festa della Madonna SS.ma del Monte con la macchina fotografica al collo. L’ho vista cambiare, evolversi, eppure restare fedele a quella sua struttura arcaica che la rende unica nel Lazio.
Ogni anno mi riprometto di viverla da spettatore, ma so che mento a me stesso. Il mio modo di onorare questa festa è congelare il tempo, catturare quel legame viscerale che stringe la comunità attorno alla sua Madonna.
La Luce dell’Alba e la Caccia allo Scatto Perfetto
La mia festa inizia nel buio profondo della notte, quando il sensore della macchina fotografica deve lottare con i chiaroscuri dei locali dove fervono i preparativi. È lì, tra i cori mariani che si alzano improvvisi, che cerco i primi scatti: le mani sapienti che rifiniscono le “Fontane”, l’intreccio millimetrico delle essenze verdi, la tensione nei volti dei Signori delle quattro categorie che attendono l’investitura.

Poi, all’alba, il rullo dei tamburi e i mortaretti rompono il silenzio. La luce cambia, diventa quella radente del mattino sul lago di Bolsena. È il momento in cui i circa 700 “Passanti”, solo uomini, si radunano sulla riva. Lì cerco i contrasti: la fierezza dei Casenghi a cavallo, lo sguardo profondo dei Bifolchi che guidano i maestosi buoi maremmani, la polvere che si alza sotto gli zoccoli degli asinelli dei “portaspese”.
Dettagli di Fede e Tradizione
Inquadrare il corteo dei Villani e dei Pescatori è una sfida cromatica straordinaria. Le “Fontane” sono un set fotografico a cielo aperto: l’arancione vivo delle ciliegie, il verde brillante delle fave, la geometria rustica degli antichi attrezzi da lavoro.
Anche se il corteo è composto da soli uomini, il mio obiettivo cerca costantemente la presenza femminile, fondamentale e poetica. La trovo nell’eleganza dei dettagli sui balconi addobbati, nella grazia delle composizioni floreali e, soprattutto, in quel momento magico in cui una pioggia profumata di petali di rose e ginestre cade dall’alto, tagliando la luce del sole e accarezzando i volti stanchi ma fieri dei passanti.

L’Emozione nel Mirino: Il Rito delle Passate
Se c’è un momento in cui l’occhio del fotografo deve farsi invisibile per non profanare la sacralità dell’istante, è dentro il Santuario, durante il singolare rito delle “Passate”.
Nel mirino della mia reflex passano scene di una potenza espressiva devastante. Uomini duri, abituati alla fatica della terra e del lago, che compiono i tre giri dell’area presbiteriale stringendo al petto un pesce pregiato, un cesto di primizie o un attrezzo da lavoro. C’è una “liturgia” spontanea nei loro occhi, un misto di devozione e orgoglio che nessuna posa studiata potrebbe mai replicare. Scatto dopo scatto, cerco di catturare quel commovente passaggio di consegne tra i Signori, la polvere di grano che si solleva sul sagrato durante la battitura con l’antico “correggiato”.

L’Urlo che Unisce e lo Sguardo al Futuro
Quando il corteo si scioglie nel pomeriggio, dopo la benedizione di Don Roberto Fabbiani con la reliquia della “Pace” in una piazza gremita e straripante di gioia, l’aria vibra ancora del quadruplice grido: “Evviva Maria! Sia lodato il Santissimo Sacramento! Evviva la Madonna SS.ma del Monte!”. In quel momento, mentre abbasso la macchina fotografica con le dita stanche e i piedi doloranti, mi rendo conto che la mia non è solo una documentazione visiva. È una preghiera laica lunga trent’anni.
Le voci si allontanano e la piazza si svuota, inizio a riguardare gli scatti sul display. Ogni Passante sta già progettando la festa che verrà, e io con loro. Perché fotografare la Madonna SS.ma del Monte significa immortalare un amore che dura un anno intero e che esplode, immutato da cinque secoli, ogni 14 maggio.

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