Raccontare la festa dei Pugnaloni di Acquapendente non è semplice: il rischio di andare fuori binario è sempre dietro l’angolo. Vediamo se ci riesco. La sera del sabato salto il turno: quest’anno sono impegnato ad Orvieto, quindi vado direttamente la mattina di domenica, quando “i cavalli” sono in piazza. Questo è un eufemismo per dire che ci stiamo avvicinando ai Pugnaloni. Ci sono 15 gruppi in gara, ognuno con i propri colori e blasoni da difendere. E poi c’è quella sana, bellissima pazzia di rivalsa che tiene le redini del gioco, capace di dosare un pizzico di goliardia da una parte e il contenimento dello sfottò su una linea sempre amichevole.
La mattina di domenica si apre con un bel sole che rimbalza tra i vicoli del centro storico, dove i gruppi hanno esposto le proprie opere di foglie e fiori. Mi avvicino ai Pugnaloni per analizzarli da vicino. C’è tanta gente che si accosta quasi con il microscopio per verificare il bellissimo e minuzioso lavoro che mani sapienti, di giovani e meno giovani, hanno elaborato creando opere uniche al mondo, proprio come dice la pubblicità dell’evento. I Pugnaloni sono Acquapendente e Acquapendente è i Pugnaloni.
Il vocio delle persone aumenta con il passare delle ore. Il centro storico si trasforma in un formicaio ordinato che si dirada solo all’ora di pranzo, per poi riprendere nel primo pomeriggio con il suono quasi ipnotico dei tamburi che accompagnano il corteo storico. La piazza dedicata a Girolamo Fabrizio diventa il palcoscenico naturale dei giochi di bandiere, mentre il pubblico applaude divertito. Anche se una nube nera sorvola la cittadina minacciando il peggio, i quindici gruppi in gara – più il prezioso Pugnalone realizzato fuori concorso dal gruppo Radici Acquesiane – sono tutti schierati nella piazza davanti al Duomo. C’è compreso persino il cartello del divieto di sosta, messo proprio al centro della piazza, che immancabilmente ogni anno rientra nella fotografia panoramica.

Il tempo scorre velocemente tra saluti e chiacchiere, e quelle nubi minacciose per fortuna restano lontane. Il corteo, con tutte le autorità, è venuto a prendere la Madonna del Fiore. Si entra nel vivo della festa. Tutti i gruppi riprendono il proprio Pugnalone e, come in un caleidoscopio di colori e sogni, si dirigono verso piazza Girolamo Fabrizio, dove da lì a breve saranno letti i verdetti delle giurie. La banda, che accompagna la processione, dona un tocco di solennità a un pubblico che si è fatto sempre più serrato e che in massa ha raggiunto il fulcro dell’evento.
A un tratto la musica della banda se ne va: viene sostituita da un rumore infernale di motoseghe e suoni di sirene. Quello che qualche minuto prima era un grazioso sventolio di bandiere diventa una corrida di colori, dove la frenesia di sapere l’esito finale si affetta con il coltello. Come scrivevo nelle prime righe, ora esce fuori quella sana pazzia di competizione. Il vocio aumenta come un vortice impazzito, che si placa solamente quando lo speaker rivela il nome del gruppo vincitore. Poi riprende, ancora più vertiginoso, con la paura anche di essere presi in pieno dalla furia di correre verso la scalinata del comune, per poi affacciarsi dal balcone e gridare quello che ci si è tenuti dentro per tanto tempo.

Mi sono dimenticato di dirvi da dove vi racconto questo ultimo passaggio della giornata: io mi trovo proprio in mezzo alla piazza, nella bolgia di tutti i gruppi. Vedo sguardi tesi, ma con quel sorriso utile a nascondere la paura o la perplessità del momento. Si guarda in alto, in direzione del finestrone centrale, dove lo speaker continua a snocciolare i verdetti delle giurie e le furie dei gruppi che vengono proclamati. Loro ce l’hanno fatta. I fumogeni invadono la piazza colorandola di mille sfumature: chi non ha vinto esce mestamente, mentre chi ha vinto esulta con cori e grida. I vincitori escono con il trofeo tra le braccia come se fosse un bambino appena nato, come una metafora della vita che continua celebrando quella libertà espressa artisticamente in ogni Pugnalone, facendone un messaggio universale ed unico al mondo che si può vivere solamente ad Acquapendente la terza domenica di maggio.
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