Ore 15:00, caldo estremo. Ricevo un messaggio da Massimo: “Sbrigati, vieni giù al lago che stiamo a battere i fagioli!”.Volo sulle rive del lago di Bolsena, nell’azienda della Famiglia Calcagno. Il caldo mi investe come una vampata.
La battitura è già iniziata: Gaetano con il cappello di paglia, Valentina con gli occhiali scuri e Massimo in maglietta nera.“Per batterli bene ci vuole questo caldo, così si staccano dalla guscia” mi dice Gaetano muovendo il forcone. Sbattono l’oro bianco della Tuscia e sul panno verde a terra compare una marea di Fagioli del Purgatorio, presidio Slow Food.
Il prezzo di questo prodotto di nicchia non pagherà mai la fatica e la dedizione di questa famiglia.
Questo reportage è la mia risposta ai “leoni da tastiera” che dicono che racconto le cose da casa. Questa è realtà. Persone vere che ci mettono l’anima per non far scomparire una tradizione che dura dagli Etruschi.
Un fagiolo unico, cresciuto su terreno vulcanico, coltivato rigorosamente a mano senza chimica. Io finisco le foto e me ne vado, loro batteranno fino al tramonto.
Stanchi morti, ma fieri. Finché ci saranno braccia come le loro, la tradizione resterà viva.

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