Enrico di Cornovaglia e la Chiesa del Gesù

Camminando senza meta per il centro storico di Viterbo, mi sono trovato più volte a passare in piazza del Gesù, andando verso via dei Pellegrini che porta dritto al Palazzo dei Papi o continuando per via Cardinal de la Fontaine per entrare nel Quartiere San Pellegrino, ogni volta senza mai soffermarmi a guardare con più attenzione quello che mi circondava: una piazza suggestiva, con al centro una fontana e circondata da palazzi, una torre e una chiesa.

Andiamo per ordine. La Torre del Borgognone è oggi austera e silenziosa, ma nei secoli scorsi vi si riunivano i priori della città e da lì il podestà ne amministrava la giustizia. I Palazzi intorno erano posseduti dai signori locali: uno di questi fu anche residenza della potente famiglia dei Di Vico.

La piazza è caratterizzata da uno dei monumenti più antichi della città di Viterbo, che le dà anche il nome. La denominazione di questa chiesa, inizialmente dedicata a San Silvestro, arriva ai giorni nostri, dopo tante vicissitudini, come Chiesa del Gesù. Un luogo sacro che fu teatro di uno dei più efferati omicidi mai accaduti a Viterbo.

Correva l’anno 1271 e Viterbo in quel momento si trovava ad essere il centro del mondo cristiano, in quanto da più di mille giorni era in atto il conclave: i cardinali non trovavano il nome giusto per il futuro Papa e perciò giunsero re e nobili a far sì che questo avvenisse. Tra i tanti erano presenti anche Enrico di Cornovaglia, nipote del re d’Inghilterra, e cugino di Guido e Simone di Monfort: tra questi ultimi e il primo non correva buon sangue e, quando seppero che il parente era a Viterbo, non esitarono a vendicare il padre ucciso per ordine della famiglia reale inglese. Così fecero irruzione nella Chiesa del Gesù e assassinarono davanti a tutti il cugino, e anche un ecclesiastico che si trovò in mezzo alla lotta.

L’avvenimento scosse l’opinione pubblica dell’epoca e non passò inosservato neanche al cronista per eccellenza del periodo, Dante, che lo ricorda nel XII canto dell’Inferno: condannati a sostare nel sangue bollente, gli aggressori sono descritti come “una gente che infino alla gola / parea che di quel bulicame uscisse” – un riferimento anche alle tipiche sorgenti sulfuree del luogo in cui venne perpetrato l’omicidio. La targa marmorea posta sulla semplice facciata della Chiesa riporta il resoconto di quel 13 Marzo 1271 “…durante la celebrazione della messa Guido e Simone di Monforte vi uccisero proditoriamente per antico odio famigliare Enrico di Cornovaglia. A lui non valse la santità del luogo, il rifugiarsi tra le braccia del celebrante, la presenza in Viterbo dei cardinali riuniti in conclave, l’ospitalità di terra straniera. La memoria di tanto misfatto rimane eterna…”.

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