Viterbo I segreti di San Giovanni Battista del Gonfalone

Questa volta vi porto nel cuore del capoluogo della Tuscia. Quante volte siete passati in Via Cardinal La Fontaine, una delle più note arterie del centro storico di Viterbo, e non vi siete mai soffermarti, o fermati, davanti alla scalinata della Chiesa di San Giovanni Battista del Gonfalone.

Mai, allora vi ci accompagno io per una breve ma intensa visita. La Chiesa è da ritenere come dimostrazione più famosa dello stile barocco di Viterbo, evidenziato magistralmente nel soffitto della navata centrale che si può ammirare in modalità tridimensionale partendo dall’ingresso verso l’altare. Con questo movimento, e sempre con il naso rivolto al soffitto, le colonne ti sembreranno muoversi e allungarsi allo stesso tempo.        

Questo è uno dei tanti segreti che racchiude questa meravigliosa Chiesa che di storia ne ha tanta da raccontare come quella della Arciconfraternita del Gonfalone e Araldi della Madonna del Carmelo, ricostituita nel 2015 e che vede come Cappellano Don Mario Brizi parroco della vicina Chiesa di Santa Maria Nuova e che dopo secoli ancora mantiene viva la propria volontà di essere una delle più caritatevoli della città e che ha come fondatore nel lontano 1264, uno dei nomi più illustri della Tuscia, nonché San Bonaventura da Bagnoregio.

Ritorniamo ai giorni nostri, adesso la Confraternita conta 22 persone volenterose di portare avanti gli insegnamenti dei predecessori con un linguaggio moderno, offrono il loro tempo nel custodire la chiesa e il vicino Chiostro Longobardo insieme alle funzioni della parrocchia e della Diocesi.

Il Priore della Confraternita è Franco Chiaravalli al quale avevo chiesto di farmi da guida, ma per motivi urgenti è dovuto andare via lasciandomi nelle buone mani del confratello Sergio, che subito inizia a parlarmi della Chiesa dei suoi affreschi molto importanti ma soffermandosi in modo particolare sulla figura di un volto di donna che viene fuori scrutando attentamente il groviglio delle pennellate del finto marmo nella colonna di sinistra guardando l’altare.

Mi soffermo per qualche secondo e l’obiettivo della mia macchina fotografica lo cattura subito. Sergio impassibile nel suo racconto mi trova altre similitudini, un Cristo sulla croce, un muso di un cavallo ed anche un pennuto. Io rimango incredulo ma continuo a scattare e solamente attraverso l’obiettivo vedo quello che mi dice Sergio. Che dire una Chiesa bellissima ricca di storia che trovi nel cuore della città ma anche un po’ misteriosa come il volto della donna, che puoi vedere figurato tra le colonne dell’altare.

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